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Gli sbalorditivi shots degli sniper britannici

Morte silenziosa

Articolo di Paolo Palumbo per Difesa Online

La repentina ritirata dello Stato Islamico sul fronte iracheno non è stata uniforme, piccoli gruppi di terroristi sono, infatti, rimasti isolati e, malgrado la sconfitta, hanno continuato ad agire attuando la loro vendetta contro persone inermi. Lo scorso ottobre un gruppo di 15  islamisti fece irruzione in un villaggio vicino a Mosul prendendo di mira una famiglia di otto persone rea di essere cristiana. Uomini, donne e bambini furono trascinati fuori dalle loro case e preparati per il macabro rito della decapitazione, ma non appena due terroristi lambirono con la lama la gola delle due prime vittime, caddero improvvisamente a terra, colpiti da due proiettili provenienti da chissà dove. La stessa sorte toccò ai due altri islamisti che tentarono invano di darsi alla fuga a bordo di una camionetta. In meno di mezz’ora tutti i “taglia teste” erano sdraiati nella polvere, messi fuori gioco da una delle armi più temibili a disposizione della coalizione: i tiratori scelti del SAS.

Lo sniper britannico centrò il nemico da una distanza di oltre 1000 metri, una prestazione possibile grazie al fucile in dotazione al Reggimento, un Accuracy International L115 cal. 338 Lapua Magnum, reputato uno dei migliori strumenti di morte a disposizione dei tiratori di tutto il mondo. La pattuglia si trovava nei dintorni di Mosul per un rastrellamento congiunto con le forze Peshmerga: una vera fortuna per la famiglia irachena.

Accuracy International L115 cal. 338 Lapua Magnum.

I tiratori scelti del SAS vantano all’attivo una lunga “killing list” di obiettivi dello Stato Islamico, soprattutto tra i protagonisti delle esecuzioni sommarie. Nel febbraio del 2016 un operatore inglese fulminò un boia dell’ISIS con un IWI DAN .338 (arma israeliana) da una distanza di oltre 1200 metri, proprio mentre stava tenendo una lezione di “decapitazione” ad altri jihadisti. A settembre dello stesso anno, un tiratore del SAS interruppe un ennesimo barbaro omicidio freddando, con un calibro 50 da oltre 1.600 metri, un terrorista e suoi cameraman, pochi istanti prima che usassero un lanciafiamme su 8 uomini e 4 donne.

IWI DAN .338.

Una delle eliminazioni più sbalordenti eseguite da un tiratore di Credenhill capitò nel novembre 2016 quando, con un solo proiettile, caddero tre macellai dell’ISIS. La distanza tra lo sniper team e il target era di 1800 metri: il colpo andò a segno trapassando il primo terrorista e il compagno alle sue spalle. Successivamente il proiettile impazzito (una palla cal.338 Lapua Magnum), con un’energia cinetica ancora letale, rimbalzò sul muro di una casa ultimando la sua corsa nel corpo di un terzo islamista. Anche in questo caso i tre jihadisti stavano preordinando la morte di alcuni civili. Un risultato simile, ma non fortuito, era avvenuto a giugno dello stesso anno in Libia: un singolo “shot” esploso da un fucile del SAS da circa 1000 metri, interruppe il viaggio di due terroristi che stavano dirigendosi verso Tripoli su una Mercedes bianca carica di esplosivo.

Un altro colpo da record avvenne nel maggio del 2017 quando uno sniper del SAS freddò un suo omologo dell’ISIS da oltre 2 km mentre stava cercando di fuggire da un edificio in fiamme. Una classica operazione “counter-sniper” il cui successo fu garantito dal sapiente uso di uno CheyTac M200 di fabbricazione americana.

CheyTac M200.

Anche lo Special Air Service ha il suo Chris Kyle, solo che la sua popolarità non è mai giunta alla ribalta della stampa o addirittura sul grande schermo: il Reggimento ha, infatti, regole di riservatezza molto rigide, soprattutto per il personale ancora operativo. A dicembre 2016 i media britannici diffusero la storia di un ignoto sniper del SAS artefice di 100 uccisioni confermate, avvenute durante la battaglia di Mosul. Lo sniper team, supportato dalle forze speciali irachene, si era occultato in un edificio dal quale iniziò un violento scambio di colpi con un cospicuo numero di ostili; successivamente gli inglesi richiesero l’intervento di un drone che sganciò sui terroristi due bombe da oltre 500 libbre, eliminandoli quasi tutti. Tra i pochi sopravvissuti vi era anche il comandante, considerato dall’intelligence un “obiettivo di alto valore”. Secondo le informazioni l’islamista era responsabile di numerose uccisioni e andava eliminato ad ogni costo; il fuggitivo fu subito identificato dallo sniper del SAS il quale, in appena due secondi, pose fine alla sua malvagia carriera.

Molte volte capita di ascoltare commenti, critiche e accuse rivolte ai tiratori scelti e al loro modo di uccidere, altre volte li sentiamo chiamare “cecchini”, un termine non proprio corretto soprattutto se rivolto ai moderni sniper. Sebbene Chris Kyle non fosse il più famoso tiratore scelto del mondo, fu l’unico a dare voce ad una categoria di combattenti condannata ad una riservatezza spesse volte superiore a quella di altri operatori. Circa le illazioni su possibili problemi di coscienza derivati dal suo mestiere, Kyle rispondeva in modo semplice, affermando di non essere migliore di altri, ma di avere avuto la fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Ma soprattutto era cosciente che il suo operato, per quanto duro fosse, avesse salvato la vita a molti commilitoni suoi coetanei e questo valeva più di ogni altra giustificazione.

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