05 Aprile, 2020

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Softgunner antifascisti condannati per terrorismo

Softgunner antifascisti condannati per terrorismo

I presunti appartenenti al gruppo di sinistra Set (Rete) comparsi lunedì 10 febbraio 2020 in udienza presso il tribunale di Penza, in Russia.

Vegani, ambientalisti, antifascisti e softgunner. Giovani russi condannati per terrorismo

Robyn Dixon per The Washington Post

Mosca – Il tribunale militare di Penza (Russia) ha condannato lunedì scorso sette antifascisti per terrorismo infliggendo loro pene detentive da sei a diciotto anni, in un caso ampiamente criticato dalle organizzazioni per diritti umani, secondo cui gli imputati sarebbero stati torturati per farli confessare.

Undici antifascisti e anarchici di sinistra erano stati accusati nel 2017 dal Servizio di Sicurezza Federale (FSB) di pianificare attentati dinamitardi al Campionato mondiale di calcio 2018, svoltosi in Russia, in vista delle elezioni presidenziali dello stesso anno. Il loro presunto obiettivo era quello di destabilizzare il paese e rovesciare il governo.

Su quattro di essi, il tribunale militare di San Pietroburgo non ha ancora emesso il proprio verdetto.

Gli imputati sono stati accusati di avere organizzato un gruppo terroristico chiamato “Rete”. Erano appassionati di soft air, un gioco simile al paintball. Secondo l’FSB, erede del KGB, le partite svolte dal gruppo erano in realtà una forma di addestramento. Il sodalizio è stato messo fuori legge in aprile come organizzazione terroristica.

Numerosi di essi hanno dichiarato di aver subìto torture e minacce da parte degli investigatori dell’FSB. Amnesty International ha affermato che gli imputati sono stati perseguiti per appartenenza a un’organizzazione «terroristica inesistente».

I condannati sono Dmitry Pchelintsev, Arman Sagynbaev, Vasily Kuksov, Mikhail Kulkov, Maxim Ivankin, Andrei Chernov e Ilya Shakursky. Shakursky, Pchelintsev e Kuksov sono stati anche accusati di traffico d’armi.

[…]

Natalia Prilutskaya, ricercatrice russa di Amnesty International, ha affermato che le accuse sono state il frutto dell’immaginazione dei servizi di sicurezza russi e che il processo è stato una messinscena. Secondo la Prilutskaya, è apparso chiaro dal processo che il caso è stato costruito ad arte e che non è mai esistita un’organizzazione terroristica chiamata “Rete”, solo un gruppo di giovani a cui piaceva giocare a soft air.

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è l'unica rivista mensile a diffusione nazionale interamente dedicata allo "sport del 21° secolo": il soft air, gioco di squadra che riunisce in sé le discipline del combattimento a fuoco simulato.

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