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Il governo cancellerà le battaglie dai libri di storia?

Nella foto qui sopra, paracadutisti italiani a El Alamein.

Rassegna stampa

Il ministro e la storia senza battaglie e senza guerre per educare i giovani alla non violenza

David Rossi per Difesa Online

«Credo molto in un approccio alla storia che superi la superficialità del libro di testo. È come se raccontassimo una storia che è la versione libresca del Trono di spade… Mio figlio mi chiede spesso: papà perché la storia è una sequenza di battaglie? Poi ci lamentiamo che la società di oggi incoraggia la violenza e il conflitto. Non sempre la storia è maestra di vita ma serve ad avere una lente con cui leggere futuro… Mi sta a cuore che gli studenti possano confrontarsi con la storia recente. È un problema che non so come risolvere perché il programma è lungo, forse varrebbe la pena introdurre un focus specifico sulla storia contemporanea… La storia è anche un modo per comprendere come le generazioni passate hanno immaginato un futuro per poi realizzarlo».

Eravamo tutti in ansia perché «per un fato crudele ed un maligno, erratico capriccio della ruota della Fortuna» non era stato inserito un ministro “concentrato” e pieno di “entusiasmo” come Danilo Toninelli nella compagine del nuovo esecutivo; ed ecco che cum summo gaudio l’economista un po’ eretico, Lorenzo Fioramonti, prudentemente tenuto lontano dalle Finanze pubbliche, si trova a gestire il MIUR [ministero dell’Istruzione, università e ricerca, ndr]. Lo fa con lo stesso tatto e la medesima prudenza con cui in passato aveva parlato di vari esponenti politici4: insomma, secondo un po’ tutti i commentatori, nelle dichiarazioni sembra un elefante in una cristalleria!

In questi giorni ci parla di storia e un po’ ci provoca, noi che di ministri “creativi” siamo esperti, e ci riporta alla mente le fragranze del ministro Elisabetta Trenta, ormai sostituita dal prudente Lorenzo Guerini (in un mese è sembrato l’uomo invisibile: lo si è sentito solo sul caso della scissione di Renzi dal PD… bravo, continua così!), alla quale non avevamo lesinato commenti.

Premesso che uno studio della storia più coinvolgente e meno “accademico” potrebbe solo giovare ai ragazzi, lo studio delle battaglie, a leggerla così come detto, sembra la causa dei fenomeni di violenza tra i giovani. Così, sembra che bulli siano sovraeccitati perché immaginano la cavalleria francese bloccata dal fango e dalle picche a Azincourt (miniatura in apertura), si scatenino come Unni a pensare ai Campi Catalaunici (immagine), vogliano vedere il sangue scorrere a fiotti ossessionati da Annibale che stritola con le sue ali i Romani sul Trasimeno o siano presi da furia cieca all’idea dei rinforzi che non arrivano a Napoleone e della Vecchia guardia che si fa annientare a Waterloo. E quando non sono le battaglie del passato la causa dei conflitti e delle violenze al giorno d’oggi, allora ecco una serie infinita di guerre, forse uno dei rosari lasciati da Matteo Salvini.

Perché occupano tanta parte dei libri di storia? Perché non tagliamo il periodo tra il 1337 e il 1453 che ha sventura di ospitare la guerra dei cento anni, quello tra 1618 e il 1648 per quella dei trent’anni? Quella dei sei giorni quasi quasi la ignoriamo e basta: dura pochino, in fondo… Sono così brutte che scatenano per forza i peggiori istinti.

Che dire, poi, della storia contemporanea? Il Novecento da secolo breve può diventare il secolo brevissimo, seguendo le parole del ministro: dal 1914 al 1991 tutto è brutto e cattivo, quindi si passa dalla Belle Époque a Internet in un battibaleno, perché in fondo all’inizio del XX secolo circolavano delle simpatiche cartoline francesi sul mondo dopo cento anni e un po’ ci avevano pure azzeccato, a parte i caminetti riscaldati dall’uranio.

Il ministro Fioramonti, che magari non ci legge nemmeno, magari si riferiva, crediamo, alle grandi invenzioni e alle scoperte scientifiche, come ispirazione per le nuove generazioni. Peccato che siano state usate spesso (quasi sempre…) e volentieri a fini bellici o per provocare sovvertimenti: la stampa, la polvere da sparo, la staffa, il treno, l’aeroplano…

Ah, si riferiva alla letteratura, su cui è bene concentrarci per essere ispirati ad essere uomini migliori? Ottimo, perché non partire allora dall’ Ariosto e dal Bembo… ehm, no: la Gerusalemme liberata e l’Orlando non sono proprio esempi di pacifismo… Meglio Dante Alighieri? Lasciamo perdere… Gli autori stranieri forse ci aiutano di più? L’Enrico V, il Riccardo III, Addio alle armi… Ops!

Sarà il caso di parlare di arte. Paolo Uccello, Michelangelo Buonarroti, Jacques-Louis David, Picasso… Un altro buco nell’acqua!

Certo, molti di loro lo fanno per condannare gli orrori della guerra, ma pur sempre di quella parlano. Ovunque tendiamo l’orecchio, purtroppo, sentiamo solo «parlare di guerre e di rumori di guerre». Forse aveva ragione l’Autore di questa frase, che poi soggiungeva: «Guardate di non allarmarvi; è necessario che tutto questo avvenga, ma non è ancora la fine».

Pensiamo che il ministro dei crocifissi da rimuovere e da sostituire con cartine abbia comunque familiarità con questa citazione e si renda conto che, in fondo, se pensiamo a dei “crocifissi” a noi tutti vengono in mente anche i tanti militari e il personale ausiliario che, in buona fede e senza odi faziosi, hanno dato la vita per servire la Patria in tante battaglie, più o meno eroiche, oltre che alle loro famiglie.

Non si fa la storia senza i grandi conflitti, perché non ne sono un accidente ma un effetto del nostro modo di essere umani, da sempre. Speriamo solo che anche di questi commenti, che a qualcuno saranno sembrati infelici, il ministro in un domani prossimo possa dire, come dei commenti aggressivi degli ultimi due anni che “non ne va fiero”. A noi, nel nostro piccolo, piacciono quelli che ammettono di aver sbagliato…

Magari dirà anche al figlio, un giorno, che le guerre, come disse Abramo Lincoln, succedono quando non siamo capaci di distruggere un nemico semplicemente facendone un amico, ma anche e purtroppo che, nelle parole di Platone, solo i morti hanno visto la fine di tutte le guerre.

Il ministro dell’Istruzione del governo giallo-fucsia Lorenzo Fioramonti.

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