WeCreativez WhatsApp Support
Supporto Clienti
Ciao, come posso aiutarti?

17 novembre, 2018

header banner
header banner
header banner
header banner
header banner
header banner
header banner
header banner
header banner
In evidenza
Soft air e lasertag, universi paralleli

Soft air e lasertag, universi paralleli

Ho cominciato a occuparmi di soft air come editore nel 1993, quando pubblicai il primo manuale italiano (e forse primo nel mondo) dedicato a questo gioco. Scritto dal mio socio di allora – Luca Oleastri – che da tempo si era appassionato al mondo dei BB, il libro riscosse un grandissimo successo, al punto da spingerci l’anno seguente a fondare la rivista Soft Air Adventures, di cui oggi Soft Air Dynamics rappresenta la continuazione.
Sono dunque più di vent’anni che ho a che fare con repliche, pallini e combat (anche se oggi mi occupo principalmente d’altro); ho visto nascere e morire decine di club, ho visto bambinetti armati di pistole a molla diventare giocatori adulti, ho conosciuto gente fantastica, ma anche personaggi discutibili – guru, profeti, avventurieri, tribuni da forum web, nani e ballerine – fortunatamente spariti prima o poi tutti dalla scena del soft air, e credo di conoscere molto bene questa realtà ludico-sportiva, i suoi praticanti e tutto il mondo che gira attorno al fenomeno. Senza presunzione, Luca ed io abbiamo accompagnato per mano il soft air dai suoi primi passi al suo sdoganamento, dandogli un’impronta anche a livello di linguaggio, coniando neologismi quali “softgunner” e “tiro tattico”, oggi comunemente usati.
Cosa posso dire del soft air? Che si tratta del gioco più bello del mondo. Più invecchio e più me ne convinco. Il soft air è tante cose assieme: sport, avventura, immaginazione; è qualcosa di assolutamente concreto e al tempo stesso un viaggio di testa, una specie di “film interiore” che ciascuno vive liberamente secondo la propria fantasia. La cosa buffa di questa attività è che il problema che da sempre l’assilla – cioè la mancanza di un sistema di marcatura certo – in qualche modo è divenuto la sua peculiarità, qualcosa che la rende unica e speciale. L’impossibilità di accertare con assoluta sicurezza l’esito del colpo ha reso i softgunner ipersensibili – più di altre categorie di atleti – ai comportamenti scorretti e alla mancanza di fair play, per cui nel soft air è andata sviluppandosi e radicandosi una forte cultura delle regole. Per un giocatore – lo dico senza esagerare – la fiducia e il rispetto vengono prima dell’agonismo e della ricerca di vittoria, e tutto ciò fa del soft air innanzitutto un modo di stare assieme, di socializzare, direi addirittura uno stile di vita.
Di contro, siccome gli esseri umani sono quello che sono, il fenomeno dei giocatori che non si dichiarano – quelli che fingono di non aver sentito il colpo, i cosiddetti “highlander” – non è certo sparito, anzi rappresenta spesso il motivo di litigi e a volte di fratture insanabili sia tra club che all’interno di uno stesso gruppo. Di conseguenza, si tende a incontrarsi sul campo solo con giocatori o squadre di provata fiducia, cosa che ovviamente limita la diffusione e l’affermazione del soft air come sport popolare… anche perché, con questo atteggiamento, i club finiscono per somigliare più a dei “clan” che a vere e proprie associazioni sportive.
Sia chiaro: non è affatto male far parte di una “band of brothers”, anzi è uno degli aspetti più intriganti della vita di un softgunner, ma il prezzo che si paga è l’incapacità di uscire da una dimensione di marginalità culturale, e ciò a dispetto dei numeri, davvero rilevanti, che caratterizzano l’universo dei BB (credo che in Italia vi siano molti, ma molti più giocatori di soft air che schermidori o velisti, tanto per dire).
Ecco perché, fin dagli albori del soft air, si è cercato di sviluppare dei sistemi di marcatura ad hoc per le repliche da 6 mm – silenziatori contenenti spugne intrise di colore per rendere macchianti i pallini, BB di gelatina ripieni di vernice tipo paintball, rilevatori d’impatto applicati su caschetti e giubbetti – ma nessuno di essi è riuscito a dare risposte pienamente soddisfacenti… altrimenti non saremmo ancora qui a parlare di highlander!
Un bel po’ d’anni fa – forse dieci, forse più – mi capitò di assistere al collaudo di uno dei primi lasertag per uso ludico giunti in Italia; era stato importato da un club di Viareggio con l’intenzione di commercializzarlo sul nostro mercato. Ricordo che il dispositivo diede una prova abbastanza deludente, fu impreciso nella marcatura e discontinuo nel funzionamento, ma pensai che quel rudimentale sistema, se perfezionato, avrebbe potuto rivoluzionare il gioco del combattimento simulato. Sta di fatto, comunque, che il club di Viareggio archiviò il progetto, io tornai a immergermi nel mondo dei pallini volanti e tutti dimenticammo in fretta il lasertag. Ma questa tecnologia, a dispetto dell’indifferenza mia e della maggior parte dei softgunner, continuò il suo percorso di sviluppo, raggiungendo in capo a qualche anno livelli di affidabilità davvero stupefacenti, cosicché alla fine, parallelamente al soft air – prima in sordina poi in maniera sempre più visibile – è andata prendendo forma una realtà di appassionati con propri raduni, propri circuiti di gare e associazioni sportive dedicate.
Oggi il mondo del soft air guarda al lasertag con interesse misto a preoccupazione e molti si chiedono se l’uso dei marcatori IR farà sparire ASG e BB. In effetti, il lasertag presenta molteplici vantaggi: non solo risolve il problema della marcatura, ma consente anche ingaggi più verosimili sulle distanze di tiro tipiche delle armi vere. Si tratta però di un falso problema: se qualcuno si angoscia al pensiero che il soft air classico possa morire, è chiaro che non morirà. Il paintball non ha ucciso il soft air, è una cosa diversa, ha proprie caratteristiche peculiari, che attraggono per ragioni differenti. Stesso dicasi per il lasertag.
Cosa accadrà, quindi? Accadrà che vi saranno due discipline: chi cerca il realismo tattico, troverà risposte migliori nel sistema a emissione IR; chi predilige la balistica e ama il tuning, non potrà mai abbandonare la propulsione ad aria. Da un lato avremo dunque una simulazione più aderente al vero e al tempo stesso più spiccatamente agonistica; dall’altro un modo molto sui generis d’ingaggiare l’avversario, dove però la componente scenica e immaginativa gioca un ruolo centrale. Il resto è “ideologia” e chiacchiere da bar. Del resto… come si dice… il mondo è bello perché vario.
(Martino Ghermandi)

Fonte: Lasertag in Centro
Foto di Veronica Menconi

About The Author

è l'unica rivista mensile a diffusione nazionale interamente dedicata allo "sport del 21° secolo": il soft air, gioco di squadra che riunisce in sé le discipline del combattimento a fuoco simulato.

Related posts