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Gli Spetsnaz russi utilizzano il Beretta ARX-160A2

Vi proponiamo questo articolo tratto dal sito d’informazione militare “Difesa Online” che parla dell’impiego da parte delle unità Spetsnaz russe del fucile d’assalto italiano Beretta ARX-160A2. Un interessante spunto per i softgunner appassionati di russian style che cercano alternative, nell’aggiornare i propri setup di gioco, all’onnipresente serie AK Le forze speciali russe utilizzano il Beretta ARX-160A2

Articolo di Tiziano Ciocchetti per Difesa Online

lcuni operatori delle forze speciali della Federazione Russa, il KSO (Komandovanie sil spetsial’nalnykh operatsii), sono stati recentemente fotografati mentre imbracciavano un fucile d’assalto Beretta ARX-160A2, probabilmente nel corso di una esercitazione.

Vedere forze speciali russe che utilizzano armamento occidentale non costituisce certo una particolarità. Infatti anche gli operatori occidentali, nonché quelli del COFS (Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali) italiano, sono addestrati all’impiego di armi del blocco ex sovietico, qualora si trovassero nella necessità di doverle impiegare. Nel corso delle fasi iniziali dell’intervento in Afghanistan, le special forces statunitensi hanno fatto largo uso della versione ungherese dell’Ak-47, denominata AMD-65, apprezzata anche per le migliori prestazioni balistiche del munizionamento in calibro 7,62×39 rispetto a quello standard NATO 5,56×45.

L’ARX-160A2 è stato sviluppato specificatamente per l’impiego da parte delle forze speciali, grazie alla collaborazione di operatori del 9° rgt d’assalto Col Moschin.

L’arma impiega una canna della lunghezza di 12’, ritenuta ottimale in un contesto CQB (Close Quarters Battle).

Rispetto alla versione A1, l’ARX-160A2 ha il braccio articolato della calciatura più corto di 2 cm, pur restando le quattro regolazioni intermedie.

Nella versione A2 si evidenzia il tromboncino spegnifiamma-compensatore, nel tratto cilindrico iniziale ospita una piccola camera di espansione che immette successivamente i gas nella parte aperta dello spegnifiamma, con quattro finestre ellissoidali che ruotano radialmente sui 210° superiori. La camera di espansione svolge una duplice funzione: come compensatore lineare e come camera atta a trattenere e rallentare i gas, in modo da equilibrare e mantenere l’impulso per il funzionamento.

Proprio la canna ha subito l’intervento più rilevante rispetto all’ARX-160A1. Gli operatori delle forze speciali, rispetto agli appartenenti ai reparti convenzionali, si possono trovare nella necessità di utilizzare l’arma con tiro automatico per periodi prolungati. Nel progetto originale, nella parte verso al volata dell’astina polimerica, vi è una sede circolare in acciaio di assemblaggio e centraggio della canna. Questa massa metallica, in caso di raffiche prolungate, accumulerebbe una grande quantità di calore. Per ovviare a questo inconveniente, sulla versione A2 la boccola in acciaio è stata rimpiazzata da una in ceramica, avvolta in un altro manicotto in acciaio. Tale accorgimento migliora la dissipazione del calore, anche se 210 colpi sparati a raffica (pari a 7 caricatori), porterebbero la camera di scoppio a raggiungere il punto critico di cook off.

Il Beretta ARX-160A2, a quanto ci risulta, è impiegato con una certa frequenza da alcuni reparti speciali italiani (come i Ranger), tuttavia non è parso soddisfare le esigenze del Nono (nonostante come accennato in precedenza abbia concorso alla sua realizzazione) che sta cercando un fucile d’assalto più performante, magari su piattaforma M-4.

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