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Defibrillatore: come funziona e come si usa

In attesa che entri in vigore l’obbligo di adozione del Dae, il cui termine è stato prorogato a luglio, vediamo a cosa serve e come va usato questo dispositivo

di Fiorenzo Pesce *

Torno ad affrontare, in questo numero, un argomento “scottante” per il mondo del soft air – quello del defibrillatore – allo scopo di fare comprendere gli aspetti operativi di un apparecchio che risulta più facile da usare di quello che si pensi.

Questo dispositivo è dotato di una batteria, di un condensatore e di due elettrodi che, in caso di arresto cardiorespiratorio, consentono di ripristinare il normale battito cardiaco attraverso l’erogazione di una o più scariche elettriche.

Esistono due tipologie di defibrillatori: quelli manuali e quelli semiautomatici. I primi sono utilizzabili esclusivamente da personale sanitario, in quanto tutte le procedure previste – quali la valutazione del ritmo cardiaco, l’impostazione della quantità d’energia da erogare, la necessità o meno della scarica elettrica e la somministrazione della scarica stessa – rientrano totalmente nelle responsabilità dell’operatore. I defibrillatori semiautomatici (ovvero DAE, acronimo che sta per “defibrillatore automatico esterno”) – che poi sono quelli che interessano a noi softgunner – consentono per mezzo di elettrodi monouso di analizzare automaticamente il ritmo cardiaco, indicando quindi all’operatore (nel nostro caso, un giocatore munito di apposito tesserino comprovante il superamento di un esame di idoneità all’uso del DAE), attraverso un messaggio visivo e/o sonoro, l’opportunità o meno di erogare la scarica di defibrillazione.

Le caratteristiche che un defibrillatore atto a interventi di primo soccorso da parte di personale non sanitario deve possedere sono:

funzionamento semiautomatico, compattezza, leggerezza, facile utilizzo, affidabilità e non influenzabilità dal grado di umidità presente nell’ambiente in cui esso viene impiegato. Se l’apparecchio possiede tutte queste caratteristiche, allora è adottabile anche nell’ambito del nostro sport, sempreché l’operatore che lo manovrerà sia in possesso di abilitazione BLSD.

La sigla BLSD sta per “basic life support and defibrillation” e identifica l’apposito corso di chi fornisce, a personale sanitario e non, la formazione specifica per intervenire in aiuto di una persona colpita da fibrillazione cardiaca e quindi a rischio di morte cardiaca improvvisa. Attenzione: la suddetta qualifica consente di trattare infortunati che abbiano più di otto anni e un peso corporeo superiore ai venticinque chili. Per un’età e un peso corporeo inferiori, è prevista la variante pediatrica della procedura, chiamata PBLSD (pediatric basic life support and defibrillation).

Grazie alle esperienze del passato e al perfezionamento tecnologico del DAE, è stata approvata in Italia la legge n. 120 del 3 aprile 2001, che recita all’art. 1:

È consentito l’uso del defibrillatore semiautomatico in sede extra-ospedaliera anche al personale sanitario non medico, nonché al personale non sanitario che abbia ricevuto una formazione specifica nelle attività di rianimazione cardio-polmonare.

Pertanto, il corso di primo intervento con defibrillatore ha il duplice obiettivo di fornire un aggiornamento al personale sanitario e di promuovere la formazione di addetti al primo soccorso aziendale e di personale non sanitario, quindi comuni cittadini, per questo definiti “laici”.

L’obiettivo è quello di avere il più ampio numero possibile di soggetti in grado d’intervenire in aiuto di persone colpite da attacco cardiaco improvviso, aumentando così le possibilità di sopravvivenza degli infortunati. Dal punto di vista educativo, si mira a diffondere sul territorio italiano – come peraltro già avvenuto in molti Paesi della comunità europea – una nuova cultura d’impegno sociale alla portata di tutti, ampliando la conoscenza tecnica d’intervento dei cittadini comuni in modo che, a fronte di un arresto cardiaco, siano in grado di attivare il sistema d’emergenza territoriale, reperire, applicare e attivare correttamente il defibrillatore presente in loco, quindi iniziare le manovre del massaggio cardiaco.

È bene aggiungere che le insufflazioni (normalmente chiamate “respirazioni bocca a bocca”) previste fino a poco tempo fa dalla metodologia di primo soccorso sono state eliminate nelle nuove procedure in quanto poco efficaci nel complesso dell’intervento.

Le capacità tecniche e operative nel praticare la rianimazione cardiopolmonare di base e la defibrillazione col DAE sono pertanto fondamentali per aumentare le possibilità di sopravvivenza di una persona colpita da arresto cardiaco. La formazione, l’allenamento e gli aggiornamenti biennali consentono all’operatore laico di assicurare ottime prestazioni in caso di reale intervento.

Il corso BLSD ha una durata di cinque ore e comprende una parte teorica e una pratica su manichino con defibrillatore trainer. Agli allievi viene insegnato a riconoscere immediatamente un paziente in arresto cardiocircolatorio, a praticare il massaggio cardiaco e ad applicare i protocolli d’impiego del defibrillatore semiautomatico, sia su paziente adulto che minore, come precedentemente accennato.

Personalmente, consiglio a tutti di effettuare un corso BLSD, in particolare a studenti, docenti, sportivi, istruttori, operatori delle forze dell’ordine, volontari, professionisti. Si tenga presente, tra l’altro, che il brevetto legalmente riconosciuto è valido per assunzioni presso esercito, polizia, guardia di finanza, vigili del fuoco, 118 eccetera e consente di ottenere punteggio nei concorsi pubblici.

L’ARRESTO CARDIACO
Si parla di arresto cardiaco quando il cuore si ferma e non pompa più il sangue in circolo. Le cause possono essere molteplici, ma sono riassumibili in due categorie: o si è rotto il motore (arresto cardiaco meccanico) o è “impazzito” il sistema elettrico (arresto cardiaco elettrico).

Il primo caso rappresenta in genere l’evento finale di una grave malattia; l’arresto elettrico si verifica invece più spesso nelle persone in apparente buono stato di salute, quindi la maggioranza di tutti noi che pratichiamo una qualunque attività motoria.

Il cuore è dotato di un suo sistema elettrico che serve a far contrarre le cellule in maniera coordinata mantenendo un ritmo adeguato alle esigenze del nostro corpo, che sarà più basso a riposo e più alto durante l’attività fisica. Il malfunzionamento del sistema elettrico del cuore si chiama aritmia. Le aritmie sono molto comuni, vengono identificate con i “battiti mancanti” e non causano alcun problema serio alla funzione di pompa del cuore. Esiste invece un’aritmia particolarmente grave, chiamata fibrillazione ventricolare, in cui l’attività elettrica del cuore smette di essere coordinata e, di conseguenza, non genera più alcuna contrazione. A questo punto, il cuore si ferma.

La fibrillazione ventricolare causa mediamente il settanta per cento degli arresti cardiaci, ma, per fortuna, può essere interrotta dal DAE, che azzera l’attività elettrica anomala e fa ripartire il cuore col suo ritmo normale.

Il cuore e il cervello resistono alla fibrillazione ventricolare solo per pochi minuti e, se non si agisce in fretta, le possibilità di sopravvivenza si riducono purtroppo al minimo.

Per onor di cronaca, è bene chiarire che troppo spesso l’arresto cardiaco viene confuso con l’infarto, evento causato invece dall’ostruzione di un’arteria coronaria. Possiamo paragonare le tre arterie coronarie ad un sistema d’irrigazione costituito da tre canali: se uno di questi viene bloccato da un coagulo di sangue, una parte di cuore “patisce la sete” e il paziente comincia ad accusare dolore al petto o alle braccia. È utile ricordare che, in questo caso, bisogna immediatamente chiamare il 118, perché solo se s’interviene nelle prime ore dall’evento sbloccando la coronaria si evita un danno permanente.

Cosa c’entra allora l’arresto cardiaco con l’infarto? C’entra eccome: in circa un paziente su dieci, l’infarto è in grado di far impazzire il sistema elettrico e causare la fibrillazione ventricolare. Addirittura, l’infarto è la causa più frequente di fibrillazione ventricolare e arresto cardiaco improvviso. Quindi è più facile morire di fibrillazione ventricolare che d’infarto. Ecco perché è così importante disporre di defibrillatori accessibili e diffusi in una gran parte del territorio nazionale. Ne consegue che il possesso di un defibrillatore va obbligatoriamente segnalato al 118, in modo da costituire e aggiornare la mappa della presenza di questi strumenti.

Il corso BLSD serve ad apprendere, in teoria e in pratica, come:

• riconoscere un arresto cardiaco;
• chiamare il servizio 118;
• praticare il massaggio cardiaco esterno;
• utilizzare il defibrillatore;
• porre il paziente nella posizione laterale di sicurezza;
• eseguire le opportune manovre in caso di soffocamento da ingestione di corpo estraneo.

La defibrillazione precoce è l’unico intervento che permette di aumentare sensibilmente le possibilità di salvare la vittima in caso di arresto cardiorespiratorio, evento che, come si è detto, determina una brusca cessazione della funzione di pompa del cuore con il conseguente blocco dell’ossigenazione di organi e tessuti. Il danno anossico cerebrale inizia dopo circa quattro-sei minuti d’assenza di attività cardiorespiratoria. Dopo dieci minuti, le lesioni cerebrali divengono irreversibili e, se il circolo riprende, possono determinare coma persistente, deficit motori e/o sensitivi e alterazioni della capacità cognitivo-sensoriale. Dal momento dell’arresto cardiaco, la percentuale di sopravvivenza si riduce del dieci per cento ad ogni minuto che passa; dopo due minuti, è all’80%; dopo cinque, è al cinquanta per cento, e così via.

L’unica soluzione, è bene ripeterlo, sta nell’impiego del defibrillatore nel più breve tempo possibile.

LADEFIBRILLAZIONE
La defibrillazione consiste nel far attraversare il cuore da un flusso di corrente continua in pochi millisecondi. Ciò determina la polarizzazione istantanea di una massa critica di fibre cardiache, permettendo l’interruzione della caotica attività del cuore causata dalla fibrillazione ventricolare e il ripristino di un’attività elettrica sincronizzata.

La scarica erogata può essere di tipo monofasico o bifasico. Nella prima, erogata ormai solo dai defibrillatori di vecchio tipo, la forma d’onda è unipolare, cioè la corrente fluisce in un’unica direzione. I defibrillatori più recenti, bifasici, erogano invece una scarica bipolare, nella quale, a intervalli, si ha un’inversione della corrente erogata.

La scarica bipolare, oltre ad essere meno dannosa per il tessuto miocardico, è più efficace nell’interrompere la fibrillazione ventricolare; inoltre, i defibrillatori bifasici vengono utilizzati con energie di scarica inferiori rispetto ai monofasici.

La scarica elettrica erogata dal defibrillatore è comunque elevata e in grado d’indurre aritmie anche fatali in soggetti che non si trovino in una condizione d’arresto cardiocircolatorio. Per questo motivo è essenziale che chi utilizza il defibrillatore garantisca la sicurezza dello scenario, evitando che altre persone, compreso se stesso, tocchino il paziente al momento dell’erogazione della scarica di defibrillazione. In caso di terreno umido o bagnato, è opportuno porre sotto il paziente un telo plastico che diminuisca la dispersione dell’eventuale scarica causata dall’umidità. Non vi è alcun pericolo per l’operatore che si trova a distanza ravvicinata con l’infortunato, anche in caso di forte umidità o pioggia, purché non tocchi il paziente durante l’erogazione della scarica. Le procedure indicano infatti di tenere le braccia aperte lateralmente, al duplice scopo di non toccare il paziente e tenere lontani altri eventuali soccorritori.

La caratteristica peculiare del DAE è la sua estrema facilità d’uso. Esso svolge in maniera totalmente automatica la parte prettamente “medica” dell’intervento sulla vittima, lasciando al soccorritore esclusivamente il compito di applicare gli elettrodi e di erogare la scossa, se necessaria, seguendo le istruzioni vocali che lo stesso dispositivo impartisce. Questa è la ragione per cui il Legislatore ha consentito l’impiego del DAE anche a personale non sanitario, purché debitamente addestrato attraverso il corso BLSD.

In caso di sospetto arresto cardiaco, il soccorritore deve eseguire le manovre preliminari previste dalle linee-guida per la rianimazione cardiopolmonare e verificare che si sia effettivamente interrotta la funzione cardiaca, che coincide anche con l’atto respiratorio. Ecco come procedere:

a) posizionarsi in ginocchio a lato del soggetto infortunato;

b) chiamare ad alta voce l’infortunato e scuoterlo per verificare se vi è reazione;

c) far chiamare immediatamente il 118 da una terza persona, individuandola precisamente, che nella telefonata fornirà il proprio nome, il numero di telefono, la precisa località in cui si trova l’infortunato, la sommaria descrizione del fatto accidentale, il numero delle persone coinvolte, la situazione generale ed eventualmente il percorso migliore (più breve o più veloce) di avvicinamento per i mezzi di soccorso. Questa persona fungerà anche da collegamento vocale tra il 118 e l’operatore del DAE;

d) liberare il petto dell’infortunato dagli indumenti, anche tagliandoli velocemente con una forbice;

e) verificare che la bocca del paziente non sia ostruita e, nel caso, liberarla con una rapida azione del dito tenuto a uncino;

f) porre all’indietro il capo dell’infortunato per facilitarne l’eventuale respirazione e avvicinare la propria testa al naso e alla bocca del soggetto verificando contestualmente se vi è movimento del torace;

L’operazione al punto “f” deve durare dieci secondi; se non si percepisce il respiro sulla guancia e non si vede il torace muoversi, è confermato l’arresto cardiaco. In tal caso, avviare subito il massaggio cardiaco effettuando trenta compressioni nella linea toracica tra i due capezzoli. Il massaggio, a una velocità di circa cento compressioni al minuto, va eseguito col palmo di una mano tenendone le dita agganciate a quelle dell’altra mano, che serve a conferire un’ulteriore spinta al fine di raggiungere una profondità di circa cinque centimetri nel torace. Spingere non con la forza delle braccia, che vanno tenute tese, ma col peso del corpo, e contare ad una ad una fino a trenta compressioni.

Defibrillatore-mani

Nel frattempo, un secondo soccorritore – tra l’altro necessario per dare il cambio al primo, in quanto effettuare il massaggio cardiaco è faticoso – verifica se il torace dell’infortunato è sudato o bagnato e, nel caso, lo asciuga ed eventualmente, se troppo villoso nei punti in cui vanno applicati gli elettrodi del DAE, lo rade servendosi di un rasoio, il tutto allo scopo di consentire l’applicazione adesiva delle due piastre. A questo punto:

g) rimosso il foglio di protezione, applicare la parte adesiva della piastra destra, contrassegnata da un’apposita icona, sotto la clavicola destra, pressandola bene;

h) applicare con la stessa procedura la piastra sinistra, che va fissata qualche centimetro sotto il pettorale sinistro;

i) inserire lo spinotto delle piastre nella presa del DAE e, dopo aver fatto sospendere la compressione toracica per evitare errori di lettura, premere il pulsante d’avvio;

j) a questo punto, il DAE entra in funzione e occorre quindi lasciarsi guidare dalle sue istruzioni vocali (già in questa fase, per evitare interferenze, il soccorritore e tutti i presenti vengono invitati dalla voce del dispositivo ad allontanarsi dal paziente);

k) se il DAE riconosce un ritmo cardiaco che necessita di scarica, annuncia «shock consigliato», quindi si carica in pochi secondi e, emettendo un suono d’allarme, invita con comando vocale a erogare la scarica;

l) da questo momento in poi, l’operatore dovrà seguire le istruzioni del DAE, che registrerà in una scheda interna tutte le operazioni effettuate.

CONCLUSIONI
Come saprete, il termine per l’adozione obbligatoria del DAE da parte delle ASD è slittato al prossimo luglio. A mio personale avviso, non vi saranno ulteriori proroghe e credo che purtroppo il soft air non sarà escluso dall’obbligo, anche se ritengo questo una forzatura per un settore come il nostro.

Resta la consapevolezza che salvare una vita vale sempre la pena, considerando che un arresto cardiaco può avvenire in qualsiasi momento della giornata, a qualsiasi persona, anche a riposo. Come già stato ribadito in altre occasioni, l’adeguarsi in questo senso costituisce un aspetto di rilevanza culturale e sociale e non va percepito come una gravosa imposizione di legge.

Per aiutare le società affiliate, il CNSF Sport Nazionale anticipa l’acquisto del DAE a favore delle stesse chiedendo in cambio il corrispettivo valore di un caffè al giorno. Davvero poco se si considera il rischio che si può correre a non averlo.

* Presidente Nazionale CNSF.

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